Tanto per darvi un'idea di quello che sto passando da qualche giorno.
Devo scegliere il produttore (o meglio la marca della torrefazione) del caffè da offrire nella...qui mi metto in difficoltà da sola, chiamiamola per ora "la mia nuova creatura".
Ho visitato i siti di tre-quattro aziende, della zona e del Friuli, e lasciato il mio recapito in attesa che un agente mi ricontatti a breve. Niente di strano, osserverete, siamo nella quotidiana amministrazione di un futuro imprenditore di se stesso. E invece no.
Io il caffè non lo bevo mai.
E quando dico mai posso giusto escludere quelle due tre deroghe l'anno, ma nulla più.
La cosa finora mi ha provocato solo una lunga serie di noiose spiegazioni e gentili dinieghi a chi mi offriva la nera e calda bevanda.
- Manuela, ti faccio un caffè? - No, grazie, non lo prendo mai.
- Nonna, lo vuoi un caffè caldo caldo? - No,nonna, non mi va proprio.
- Che ne dici se ci prendiamo un caffè insieme? - Magari un succo d'ananas...
- Guarda, ce n'è avanzato poco poco.. .- Ok, però me lo allunghi con l'acqua e ci metto tre cucchiaini di zucchero...
Insomma una tragedia, che rientra in quei piccoli particolari tutti miei che mi annoverano di diritto nella categoria "marziani" (un altro esempio riconoscibile sono quelle grida disumane di un acuto che definirei "alieno" che mi sgorgano dal condotto tracheale ogniqualvolta vedo un esemplare canino o felino, sia esso in carne e pelo, che riprodotto da un cartaceo, da un video, anche da un telefonino ultimamente).
Già mi ci vedo di fronte ad uno di questi rappresentanti che mi enumerano le molteplici qualità del loro prodotto, vantando di prelibati aromi e profumi, nonchè di stirpe e provenienza delle bacche di oro nero, e io impaziente che aspetto il momento in cui affronterà il discorso monetario.
Credo che alla fine dovrò raggiungere un giusto compromesso tra i vantaggi finanziari delle ditte fornitrici e i consigli di parenti e amici sulle diverse marche assaggiate.
Ma mi prefiguro già da ora il successivo scenario: quando il caffè dovrò prepararlo io.
Finora, con la moka da una tazza che conserva intonsa il loghetto dell'omino baffuto, ho ricevuto solo degli schifati: Tu il caffè non lo sai proprio fare!
Mea culpa, e della moka, che i più esperti dicono debba avere il classico segno di riconoscimento (il manico di plastica bruciacchiato) per essere definita idonea. Una specie di decorazione conseguita sul campo per i servigi resi.
Nel momento in cui mi cimenterò con la macchina professionale mi sforzerò dunque di essere professionale, ma come fare a servire qualcosa che non sai che sapore debba avere per essere considerata ineccepibile?
Le mie papille gustative sono quasi vergini all'ustione da liquidi amarognoli, come farò ad assaggiare tazzine su tazzine di pozze scure a 67°C?
Ma soprattutto, come farò a realizzare capolavori come questi? o questi?
Dunque (ha iniziato così anche Pulsatilla) qui urge parlare di pubblicità, tanto per divagare sui misteri del* tedesc* che manda messaggi in codice.
DEAR STALKER, I'M GOING TO TALK ABOUT COMMERCIAL ADVERTISING, AS WE MEAN IT IN THE ITALIAN TELEVISION.
Spot Parmigiano Reggiano: cominciamo con qualcosa di buono (mmm...buonissimo!) che improvvisamente è mutato in qualcosa di trash (letteralmente spazzatura). Lontani i tempi del coltellino apposito che volava a mò di freccia tra uva, noci e altre leccornie, siamo di fronte al macabro, al limite del sadomaso. Quello che salta agli occhi è la mano mozzata che gratta neve di formaggio, e un'uomo col parrucchino alla carrà che soffre dentro la gogna dorata. E quel pomodorino che si metteva in fila tra altri tre pomodori adulti come fa a non alludere a qualche nano di Freaks!?
Spot Svelto: qui il gioco di parole è più che mai adatto. Quando la voce fuoricampo incita con: "elimina il grasso più velocemente" spero sempre che il bambino obeso non riemerga dalla piscina...
Spot Teleconomy: pronto per il mercato estero? perchè diciamocelo, quando vuoi far credere che la moglie ha speso 300 euro di libri come regali per un matrimonio e tre battesimi, non stai pensando proprio all'italiano medio (a meno che I Quindici siano ancora un must)
Spot balsamo Pantene: a quando le prossime selezioni per la nuova testimonial!?!? dai, non ne possiamo più di Rebecca Coslovi e dei suoi ricci RUFFI! AH-AH
E dulcis in fundo:
gli spot dei gestori telefonici che fanno il verso a capolavori della cinematografia internazionale.
In barba ai protagonisti degli originali che si staranno rivoltando nella tomba, 3 attacca Vacanze Romane con una Paris Hilton inguardabile e un Claudio Amendola, James Bond de noantri; TIM sfodera invece la voce del sangue e riedita un vergognoso Conte Max che se frega er telefonino ar viggile....
E siccome uno il compleanno che cade di mercoledì di solito lo festeggia nel fine settimana, dò ufficialmente inizio ai bagordi per i primi 365 (+ 3) giorni del blogghetto. Un anno un po' di transizione, un po' di svolta, un po' parecchio da dimenticare, senza strascichi penosi, eh. Si fanno solo due conti e poi si porta tutto dalla commercialista. Volete perdere anche voi mezz'oretta come ho fatto io ieri sera con la Santacroce?
Vi metto su un po' di musica appena più decente, però. Su questo, sapete, esigo il massimo.
Mettetevi seduti, lo spettacolo inizia.
E così una manca da un po' e non sa se tornare davvero. Si sarà persa parole fondamentali di cui però resta qualche traccia nell'etere, avrà scardinato vecchie abitudini dure a morire, e si sente tuttora addosso quel senso del dovere che ti spinge a impegnarti in qualcosa con il sintomo del mal di pancia.
Il vanesio mondo dei blog non ti perdona un'assenza ingiustificata, specialmente se non ti sei premunita di farne un'accurata pubblicità intrisa di mistero...
Sulle ragioni della mia ex assenza mi pare tedioso starne a discutere, dovrei fare il compitino a casa e non mi va proprio, tutta questione di pigrizia, che novità.
Eppure qualche giorno fa un balzo dalla sedia un* cert* tedesc* me lo fece fare, e credo che stia ancora aspettando chissà quali rivelazioni in lingua d'albione.
DEAR STALKER, I'M TOO LAZY TO WRITE SOMETHING, NOW.
ACTUALLY, I'M VERY BUSY AT THE MOMENT.
I' M PLANNING MY LIFE, YOU KNOW, THE KIND OF THING THAT CAN DRINK YOUR BRAIN.
Ah! una grandiosa scoperta: l'entusiasmo e l'ispirazione scribacchina partono dal dolore e dalla gioia immensa, mai dall'ansia e dall'angoscia. Davvero un peccato, perchè i neuroni in queste condizioni di stress partoriscono delle perle inarrivabili.
Faccio capolino dal torpore di giornate intere in casa con il termosifone acceso, da quei presunti 18 gradi e mezzo che a volte mi accolgono con calore dalle poche uscite dal portone, o più spesso dalla saracinesca del garage.
Sarei tentata di emulare il Bolla e ammischiare un po' di frasi ad effetto per creare un po' di atmosfera, ma stasera ho ricevuto dei segnali da luoghi e persone inaspettate, e uno di questi parlava del lavoro di sottrazione, grande insegnamento della vita.
Sì, ho visto quasi fino alla fine le interviste di Daria Bignardi e anche il suo tentativo ruffiano di far accoppiare Domiziana Giordano con Mauro Corona, ma dopo sono uscita. Sarà stata mezzanotte e un quarto, mi sono fatta le codine con dei legacci pelosi neri e mi sono diretta verso un concerto che mi incuriosiva ed aspettavo.
Un po' come quello di domenica scorsa, che mi stavo perdendo per la solita dose di disfattismo e indolenza che mi pervade da giorni. Poi per fortuna quella volta, e anche stasera, qualcosa mi buttato fuori dal divano e mi ha fatto stare bene.
Sia degli Okkervil River che dei Numero6 non ho nessuna foto, i primi per dimenticanza cronica, i secondi per timidezza, anch'essa cronica. Però in entrambe le serate mi sono sentita un po' più me stessa che nelle ultime settimane, che mi hanno visto preda di nottate insonni e degli incazzamenti che alla fine sono arrivati, per scuotermi un po'.
Gli ultimi avvenimenti mi avevano come anestetizzato i riflessi, in una sorta di tacita accettazione dell'inevitabile, e alla contemporanea ricerca di una via di uscita indolore.
Conoscere un po' i testi delle canzoni mi fa stare meglio, mi avvicina alla melodia che è distante da me qualche metro, ma mi fa sentire parte di qualcosa di esclusivo. Antonio parlava dell'Urgenza di rintanarsi nel proprio guscio, dell'estraniarsi dagli altri per trovare una dimensione più vera di noi stessi. E' proprio quello che stasera mi è accaduto, nel trovarmi a canticchiare quelle quattro cinque canzoni e dondolarsi o battere il tempo con il piede l'ho fatto con minore approssimazione. Non mi sono guardata molto intorno, come mi accade quando qualcosa mi rapisce l'attenzione, e quasi fino all'ultimo neanche le grida dei pochi avventori distratti mi hanno fatto desistere dalla sensazione di avere una nuvoletta in mezzo al petto.
Quella ingenua e disincantata tenerezza che è propria del cuore dei bambini, sfrondata di tutti gli appesantimenti della realtà pratica.
Ho un cervello abbastanza confuso che dovrà pur partorire qualcosa di pratico prima o poi, ma per adesso lo lascio in balia delle facce eterogenee di cinque ragazzi di Genova (e Chiavari) che stanotte mi hanno regalato una pausa dall'insonnia.
Ah, il finale rocambolesco alla fine qualcuno l'ha avuto, tra le 2.40 e le 3.20 sull'asse attrezzato da Pescara a Chieti (in cui ho ascoltato per intero Dovessi mai svegliarmi, gentile dono dei genovesi)... per me stessa aspetto qualcosa di meno traumatico, magari qualcosa di automatico.
il valium mi rilassa
il serenase mi stende
il tavor mi riprende
c'è chi mi dà energia
e chi la porta via
e voi cosa volete?
di che cosa vi fate?
dov'è la vostra pena?
qual è il vostro problema?
perchè vi batte il cuore?
per chi vi batte il cuore?
meglio un medicinale
o una storia infernale?